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Origini
e vicende |
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Sulla fine dell'Ottocento esisteva già in
Padova una organizzazione per la cultura popolare, che non ebbe
successo «per due ragioni », diceva l'onorevole Achille De Giovanni,
nella prima seduta di coordinamento dell'Università Popolare, « ...
per l'avversione preventiva e malevola di ogni sua manifestazione di
molte persone autorevoli; secondariamente per la deficienza di
un'organizzazione stabile bene adatta alle condizioni locali ». Se
la prima ragione è ben chiara, la seconda è piuttosto vaga e
sibillina. Probabilmente sono le stesse difficoltà endemiche che si
dimostrano in seguito nell'U.P. e cioè: mancanza di una sede fissa,
precarietà di finanziamento, programmi di lezioni adatte al
particolare pubblico. Il sorgere di questa nuova U.P. è dovuto, si
può dire, al felice accordo delle autorità cittadine, dell'ambiente
culturale padovano e di una parte della classe operaia, come si può
desumere dalle persone presenti alle prime sedute di coordinamento:
Il titolo di « Università Popolare» era già
scontato in partenza perché il senatore De Giovanni, nel proporlo al
Comitato promotore, non trova alcuna opposizione; titolo del resto
non nuovo perché già adottato per simili istituzioni culturali anche
in altre città d'Italia. Lo Statuto venne in breve preparato dal
Prof. Castelli, che era stato il convocatore della prima adunanza
del 29 dicembre 1902 e a cui era stato demandato l'incarico dal
Comitato stesso. Il 18 gennaio 1903 presso il Rettorato della R.
Università, fu presentato lo statuto e discusso articolo per
articolo. Nella stesura definitiva risulta composto di 12 articoli e
alcune disposizioni transitorie. Da esso si ricava che l'U.P. ha «
lo scopo di diffondere la moderna cultura scientifica e letteraria
nelle varie classi del popolo» con corsi di lezioni e « qualche
pubblica conferenza ». Ogni corso comprenderà non meno di cinque c
non più di dieci lezioni di un'ora per settimana (art. 3). « Si
esclude qualsiasi propaganda di carattere politico e religioso»
(art. 3). Ai corsi possono partecipare i soci pagando L. 0,25 - 0,50
- 1 secondo le categorie sociali, ma la Commissione esecutiva può
anche esonerare dal pagamento i meno abbienti (art. 5 - 9). Le
lezioni hanno luogo da Novembre ad Aprile (art. 4). Il finanziamento
è previsto « con contributi di enti ed Istituti locali », con
l'iscrizione di L. 3 annuali e con le tasse dei corsi (art. 6). Il
Consiglio Direttivo è composto di nove membri eletti dall' Assemblea
generale « e dai rappresentanti degli enti locali contribuenti»
(art. 7), Esso avrà un Presidente, un Vicepresidente, un Segretario,
un Vicesegretario, un cassiere, i quali uniti formano la Commissione
esecutiva (art. 8, VI a). Più tardi si aggiungeranno due sindaci o
revisori dei conti. L'assemblea generale dei soci si terrà nella
prima metà di Novembre (art. II). Lo scioglimento della U.P. sarà
deciso con la maggioranza dei due terzi dell'assemblea generale
appositamente convocata (art. 12) « In tal caso l'assemblea finale
prenderà quelle disposizioni che crederà opportune per la
conservazione del patrimonio e dell'archivio dell'U.P. sino al
sorgere di una nuova Università popolare o altro Istituto che si
proponga di farne integralmente le veci».
Ritiratosi dalla Presidenza l'ing. Moschini, Sidaco di Padova, perche oberato da troppi impegni, il nuovo Direttivo avrà come Presidente il prof. Francesco Flamini e Vice presidente il prof. Giuseppe Orio; segretario il prof. Castelli; vice segretario il sig. E. Filippetto; rappresentante del Comune di Padova l'avv. Squarcina; della Società d'Incoraggiamento il dr. Wolff e della Banca Popolare il cav. Zeffirino Moizzi. Fin dai primi giorni si presenta il problema del metodo d'insegnamento tenuto nei corsi, per il quale si indice un'apposita assemblea degli insegnanti. La discussione maggiore verte sulla questione dei «riassunti ». Alcuni vorrebbero che all'inizio di ciascuna lezione si riassumesse il contenuto della precedente. Altri sono contrari, sia per la perdita di tempo, sia perché i riassunti vengono distribuiti agli alunni già stampati: si conclude di lasciare la libertà agli insegnanti di agire come credono. A proposito poi dei riassunti stampati, si vorrebbe fossero presentati alla Segreteria almeno tre giorni prima della lezione e distribuiti subito dopo la medesima. L'idea dei riassunti era buona in se stessa, ma col tempo doveva subire le variazioni delle finanze disponibili. Si trovano così nei verbali decisioni diverse: ora si sopprimono o si riducono soltanto a quelle di alcuni corsi; ora si riprendono in pieno e si arriva anche ad un accordo con l'avv. Molinari di Mantova, direttore del giornale «L'Università Popolare », per redigere un «Bollettino» per la pubblicazione di alcune lezioni; talvolta i professori stessi fanno stampare i riassunti a loro spese (verb. 2 genn. 1904). Alle lezioni si affiancano poi le proiezioni fisse le quali subiscono anch'esse l'influsso delle finanze sociali, tanto che nella seduta del 24 febbr. 1904 si decide di sopprimere o limitare di molto l'acquisto delle diapositive. Altro argomento di discussione, sollevato dal sig. Maran, rappresentante della Camera del Lavoro, riguarda il prezzo d'ingresso alle conferenze pubbliche, ritenuto troppo alto per operai e studenti (L. 0,50). Si decide perciò per l'ammissione gratuita ai maestri, operai e studenti soci; mentre si fissa in L. 3 per le stesse categorie non soci la quota di abbonamento a tutte le conferenze. Dopo il Maran sarà la volta del sig. Mattei che chiederà le stesse provvidenze per gli impiegati, ma per ragioni di bilancio non verranno concesse. Si arriva tuttavia ad un compromesso proposto dal prof. Bonatti fissando in L. 0,25 la quota di entrata per i soci e L. 0,50 per tutti i cittadini non soci. Come si vede il problema finanziario è sempre determinante nelle attività del sodalizio, tanto che vengono soppresse lezioni e conferenze già in programma. Eppure, quantunque nella seduta del 24 febbr. 1904 il cassiere ing. Montagnini presenti un disavanzo di circa 300 Lire (che salirà in aprile a L. 450), la consistenza patrimoniale è già considerevole e il volume del movimento finanziario aumenta. Alla fine della gestione il bilancio presenta un'entrata di L. 3632,57 e un passivo di L. 3849,37 (verb. 3 giu. 1904). Più di metà delle entrate provengono dai contributi degli Enti cittadini e un quinto circa dai contributi sociali. Il maggior contribuente resta sempre l'Amministrazione comunale con L. 500 e con materiale scolastico. Le maggiori uscite sono date dalle spese di stampa e illuminazione (31 % circa) e dai compensi agli insegnanti dei corsi (23% circa). I compensi al personale di servizio comprendono il 10% e ai conferenzieri il 6% del bilancio. Queste sono le cifre ufficiali, ma bisogna tener presenti le contribuzioni extra bilancio dei componenti del Comitato per spese varie rifuse di propria tasca, la rinuncia al compenso previsto da parte di alcuni insegnanti e anche di qualche conferenziere. Le conferenze divennero l'elemento di maggior grido per l'Università popolare tanto che alcuni corsi di lezioni vennero mutati in conferenze. Da ricordare tra gli altri di quest'anno l'Enriquez, l'Ancona, il Tropea, il Gnesotto. Non arrivò in porto una conferenza di Mascagni. Conferenze culturali furono tenute a Este e a Venezia dai professori Flamini, Castelli, Ottolenghi, Fabris, Ongaro, avio, Castori (verb. 2 genn. e 10 aprile 1904). I corsi dell'anno si chiusero con la premiazione in denaro di 14 operai che frequentarono più assiduamente le lezioni e sostennero gli esami. La possibilità di tale larghezza fu data dalla signora Viterbi-Benvenisti Bona che offrì a questo scopo L. 200 da distribuirsi in premi da L. 20 e L. 10 (v. 12 nov. 1903). Da ricordare tra i premiati il sig. Pietro Gallo, agente di commercio, che frequentò 73 lezioni e sostenne 5 esami e il sig. Luigi Lombardi, pittore, che frequentò 70 lezioni e sostenne 7 esami (v. 3 luglio. 1904). Sappiamo che gli iscritti ai corsi erano 719 e i soci dell'U.P. alla data del 10 aprile erano 510: un successo spettacolare per quei tempi, raggiunto con una rapidità insperata. A chiusura dell'anno sociale fu organizzata una gita culturale al Museo Archeologico di Este con l'assistenza ad uno scavo e relativa fotografia-ricordo.
Per il 1904-1905 erano previsti
undici corsi con un totale di 66 lezioni. Tra gli insegnanti si
trovano i professori Tropea, Zaniboni, Padoa, Ghirardini, Vanni,
Levi, Ongaro, D'Alvise e tra i consiglieri alcuni nuovi eletti: il
prof. Baldo Zaniboni, il dott . Ravenna, la signora Viterbi, il sig.
Crevin, il cav .Vittorio Fiorazzo per la Camera di Commercio e il
rag. Lincoln Fiorio per il Club Ignoranti. Ne è Presidente ancora il
prof. Flamini, Vicepresidente il prof. Castelli, segretari prof.
Bonatti e dr. Ravenna, cassiere il sig. Mattei. La buona volontà dei
Consiglieri è grande: si vorrebbe superare quanto è stato fatto lo
scorso anno e le proposte sono tante: biblioteca, gite, visite
d'istruzione, ricerca di locali più ampi, illuminazione elettrica
della Sala Carmeli, riduzioni per i soci al Teatro Verdi,
ambulatorio medico, personale di servizio, ecc.; ma il bilancio
smorza tante belle iniziative. Le sovvenzioni degli Enti pubblici
stentano a venire e si spargono anche voci di riduzioni di quote o
addirittura di soppressione, come quella della Cassa di Risparmio
(che risulterà infondata!), tanto che si chiede, ma inutilmente,
l'aumento del sussidio da parte del Comune. Bisogna però anche dire
che gli ostacoli non sono soltanto di ordine finanziario, ma anche
di altra natura. Il Ministero della P.I. nega l'uso richiesto del
materiale scientifico del Liceo «Tito Livio ». La gita a Piazzola
sfuma all'ultimo momento per il matrimonio del proprietario della
villa conte onorevole P. Camerini. Cade la visita all'Arena di
Verona e così pure quelle alla Cappella di Giotto e al Museo Civico.
La conferenza tanto attesa del prof. Grassi di Milano sull'aria
liquida, con dimostrazioni scientifiche, si trascina da gennaio a
maggio fra alterne vicende. La richiesta presentata al Municipio di
locali più ampi per le lezioni, non trova nemmeno risposta; ma lo
scacco più grave è quello della fondazione di un « istituto di
medicina legale per le malattie del lavoro» con annesso ambulatorio
e fornitura di medicine gratuite, proposto dal prof. Zaniboni (v. 15
genn. 1905). A questa proposta il Sindaco risponde negativamente. Il
Consiglio tuttavia non disarma e dà l'incarico al prof. Zaniboni e
ai dott. Wolff e Ravenna di trovare il modo di realizzare lo stesso
il progetto. Non si concluderà nulla e avverranno invece le
dimissioni del prof. Zaniboni che il Consiglio respinge inutilmente
(v. 16 magg. 1905). Quali motivi poteva avere lo Zaniboni. Non certo
la stanchezza o la mancanza di entusiasmo. Faceva parte del
Consiglio soltanto da un anno e si era anche assunto l'incarico di
un corso di lezioni mediche (v. 3 lu. 1904): era un'offesa alla sua
coscienza sociale, era l'ambiente cittadino ancora sordo alle sue
lungimiranti vedute. La stessa crisi di coscienza, provocata
dall'incomprensione o dall'animo malevolo di non meglio identificati
ambienti cittadini, aveva colpito sulla fine di febbraio 1905
l'anima del Consiglio Direttivo, il prof. Castelli, tanto che
presenta le dimissioni, seguite immediatamente da quelle del
Presidente prof. Flamini e del segretario prof. Bonatti: « ...
Parlano dell'ambiente ostile che si è fatto intorno all'Università
Popolare; dicono che il prof. Castelli crede di essere preso di mira
in modo speciale e che intende, togliendo di mezzo la propria
persona, di giovare all'Università Popolare» (v. 23 febb. 1905).
L'intervento degli altri consiglieri aveva scongiurato il peggio.
Eppure, più crescevano gli ostacoli da parte di certi ambienti
cittadini, più cresceva la fiducia del popolo nell'U.P.. Non erano
quindi tutte sconfitte.
STANCHEZZE INTERNE E FIDUCIA ESTERNA La nuova gestione per l'anno 1905-6 vede riconfermato quasi completamente il vecchio Direttivo: presidente il prof. Flamini, vicepresidente il prof. Castelli; segretari il prof. Bonatti e il sig. Mattei; cassiere il prof. Santi Buoni che si dimetterà ben presto e sarà sostituito col sig. Silvano Stocchi. Il primo problema che viene affrontato è quello del personale d'ufficio, perché il prof. Castelli non si sente più in grado di sopportarne da solo tutta l'attività. Il problema dei servizi era stato affrontato molto semplicemente nel febbraio del 1903 con l'assunzione di un esattore delle quote di abbonamento e di frequenza dei corsi e con uno scritturale. L'esattore aveva una percentuale sulle quote d'iscrizione e lo scritturale L. 30 mensili. Quando si ebbe una sede stabile (non però definitiva) si aggiunse il custode sig. Bonino con L. 15 mensili (verb. 17 giu. 1904). La proposta del nuovo Direttivo era l'assunzione di un bidello con L. 120 annuali (pur mantenendo il custode) e di un impiegato di concetto con L. 320 annuali per otto mesi (v. 20 giu. 1905): fu accettata; ma dopo una laboriosa scelta dei candidati, il 27 dic., si decide per uno stipendio di L. 30 mensili col titolo di segretario amministrativo che viene conferito al sig. Biasiutti. Però l'attività di 10-12 corsi di lezione richiedeva evidentemente anche altro personale a cui si prestavano i componenti del Comitato stesso, come ad esempio alla sorveglianza prima e durante le lezioni, per la quale erano stabiliti appositi turni. Nel bilancio preventivo delle attività future, che secondo una modifica allo Statuto, art. II, apportata nell'Assemblea del 20 marzo 1905 si doveva presentare alla fine di ogni anno sociale, il Direttivo precedente aveva accolto la proposta del prof. Flamini di ridurre le conferenze al massimo in numero di dieci, ma tenute da oratori di grido: si fecero allora i nomi di Fradeletto, del Trombetti, del Brunialti, del Ferri, del Brentari, del Pascarella, di Ada Negri, ecc. e si presentò nell'adunanza del 1 ottobre un calendario di undici conferenze dal 29 nov., giorno dell'inaugurazione, con una conferenza del prof. A. Trombetti, al 25 febbraio 1906 con una del prof. Biasiutti. Tra gli oratori, oltre a qualche componente del Direttivo, c'erano i professori Garassini, Ghirardini, Cerchiari, Minio, Ottolenghi. Dei grossi nomi, fatti alcuni mesi prima, oltre il Trombetti, furono a Padova il Brunialti (la cui conferenza tenuta al Teatro Verdi fruttò L. 411 nette) e il prof. O. Brentari (incasso netto L. 500). Il Fradeletto, che chiedeva un compenso esagerato (L. 150) fu per ora tralasciato e così pure il Pascarella che esigeva il 75% dell'incasso netto (così dicono i verbali). Il Ferri non poté venire per precedenti impegni. L'attività dei corsi era stata affidata a quattro componenti del Direttivo, tra cui il Castelli e il Vivaldi. Il piano dei corsi subì vari mutamenti tra il settembre e il novembre: fu definitivamente stabilito in 12 corsi con insegnanti in parte già sperimentati gli scorsi anni e in parte nuovi, tra cui il Landi per la Letteratura classica, il Vivaldi per l'Igiene, il Silva per la medicina infantile, il Carrara per la Cosmografia, il Priuli-Bon per l'Architettura, lo Spelta per la Chimica. Il corso più nutrito era quello di Storia della Chiesa del prof. Vanni per il quale erano previste 12 lezioni (gli altri ne avevano al massimo otto - v. 16 nov. 1905), ma sarà troncato a febbr. per malattia del prof. Vanni. Le statistiche danno 445 soci alla data del 13 dico e 531 iscritti ai corsi (717 il 2 febbr. 1906): il corso più numeroso risulta quello sulla storia di Padova (94 iscritti!). Poiché all'inizio le iscrizioni andavano a rilento, il prof. Turri, rappresentante del Comune, propone di mandare un particolare invito alla Camera del Lavoro e « ai capi degli opifici e agli imprenditori » perché « eccitino» gli operai a frequentare l'U.P .. La Società Operaia di Mutuo Soccorso e la Società Stenografica ottengono una riduzione per !'iscrizione dei propri soci e d'altra parte, per rinsanguare le finanze dell'U.P., alcuni iscritti si offrono di dare alcuni spettacoli con le loro filodrammatiche: la proposta è bene accetta, ma avrà attuazione soltanto nel 1907. Altro problema discusso in Consiglio fu la propaganda. Il Presidente notava che la sua insufficienza era data « da un canto dalla poca diffusione dei giornali che la fanno, dall'altra dalla spiccata avversione di certa stampa alla nostra Università» (v. 19 mar. 1906). Ma non vengono presentate soluzioni soddisfacenti e si conclude dicendo «si spera di poterla intensificare». Interessante è invece la richiesta da Ponte di Brenta e da Piove di Sacco di di tenere anche «in loco» dei particolari corsi di lezione. Il Consiglio accetta, ma propone la richiesta di almeno 50 iscritti con una tassa di 25 cento per l'iscrizione e redige un manifesto alla popolazione. I locali dovranno essere dati dal Comune. Quindi è la volta del comandante del 13° Rgt. Fanteria che chiede una riduzione della tassa di frequenza per i militari di bassa forza: si stabilisce in 25 cento per ogni corso e 30 cento per ogni conferenza. Come il solito l'anno scolastico termina con gli esami e le premiazioni in denaro fornito dal solito fondo Viterbi-Benvenisti Bona. Tra i premiati da notare il tornitore Pasquale Paccagnella con 70 lezioni presenziate e col punteggio di 9,80/10 agli esami; e il fabbro Ernesto Pinton col punteggio pieno di 10/10 nei quattro esami sostenuti di Cosmografia, Geografia, Termologia e Conduzione macchine a vapore. Oltre il premio in denaro la signora Viterbi si impegna a mandare, a sue spese, i primi tre classificati agli esami, all'Esposizione Internazionale di Milano, insieme agli altri operai mandati dalla Camera di Commercio. La gita annuale ebbe come meta la visita degli stabilimenti industriali Rossi di Schio. Parteciparono 105 iscritti all'U.P. a cui si aggiunsero numerosi gruppi di Vicenza, Venezia, Udine, Belluno, Mirano, Bassano, Chioggia. La biblioteca circolante, dopo il ritiro del Dott. Ravenna, ebbe una stasi, né si pensò di istituire un particolare incarico di bibliotecario, anche perché occorreva preparare un catalogo completo e organico dei libri posseduti. Il catalogo, per opera del prof. Castelli, fu pronto in Gennaio e da allora riprese il prestito affidato alla Segreteria. Per il suo arricchimento le proposte più interessanti furono quelle di rivolgersi agli autori stessi e agli editori, oltre che ai privati cittadini. Come si vede le belle idee e le belle proposte, in questo come in altri settori, non mancavano: ciò che mancava erano le persone che si prendessero la briga e 1'onere di passare dalle parole ai fatti, perché si sa bene che il punto debole di tutte le organizzazioni sociali libere è sempre questo! Altre attività dell'anno furono: le conferenze a favore dei sinistrati del terremoto di Calabria, tenute nel novembre 1905 dai professori Brunialti e Pullè; la partecipazione alla mostra delle Università Popolari di Milano nel giugno 1906, alla quale furono mandate fotografie, statistiche, l'annuario dell'U.P. e un volume con le pubblicazioni delle lezioni tenute negli anni decorsi (v. 2 giu. 1906). Queste pubblicazioni furono richieste dalla Società Umanitaria di Milano per essere conservate nell'istituendo Museo didattico, ma il Consiglio non poté accettare, perché «essendo esaurite tutte le copie del volume dei riassunti è necessario conservare quello» presentato a Milano (v. 24 nov.). All'Esposizione Internazionale di Milano la nostra Università Popolare ebbe assegnati 3 mq di parete. Inoltre quest'anno stesso la nostra U.P. partecipò al Congresso di Milano, al Congresso Regionale Veneto e al Congresso Nazionale di Bologna. Tante attività culturali e sociali comportavano certamente spese non indifferenti, eppure il bilancio di quest'anno appare inferiore a quello del1903-4: il consuntivo presentato dal sig. Stocchi porta infatti L. 2900 di uscita (v. 2 giu. 1906). Le voci più alte sono date dalle spese di stampa, cancelleria e illuminazione (33%) e dai compensi agli insegnanti (24%), mentre i compensi al personale (16 %) e ai conferenzieri (10 %) erano molto inferiori. Il patrimonio scientifico era valutato in lire 954,01 e la biblioteca in L. 613,70. Se si tiene presente che il numero dei soci è inferiore a quello del 1904 (pur restando quasi uguale il numero degli iscritti ai corsi); se si può supporre che molte spese minute fossero sostenute dai Consiglieri stessi; pure ammettendo che l'aumento percentuale della spesa principale, nei confronti delle secondarie, abbia dato la possibilità di compiere una attività più vasta nel settore culturale vero e proprio, resta tuttavia sempre il dubbio o che un siffatto bilancio non fosse esatto perché appositamente «addomesticato»; o che mancassero alcune entrate dato che il sussidio di alcuni enti pubblici non aveva scadenze fisse; o che il Consiglio Direttivo facesse il passo più lungo della gamba fidando nella simpatia della cittadinanza per l'Università Popolare. Proprio per questo il 1907 sarà l'anno della crisi con le dimissioni del Presidente e del Vice Presidente, persone del resto altamente benemerite verso l'U.P., dimissioni accettate dagli altri consiglieri senza opposizione e senza insistere per il loro ritiro, come era avvenuto altre volte. Esternamente apparvero solo le ragioni morali della crisi, ma internamente i motivi più gravi si scopriranno nelle deficienze finanziarie troppo leggermente trascurate, sia pure con rette intenzioni, dai due dimissionari.
L'ANNO DELLA CRISI E DELLA CHIARIFICAZIONE
Il nuovo anno 1906-7 incomincia
regolarmente: tra i nuovi consiglieri, oltre la vecchia maggioranza,
si trovano l'avv. Mario Piccinato, il prof. Giacomo Tropea, l'avv.
Ugo Rosanelli e la signora Stefania Omboni. Vengono unanimemente
riconfermate le cariche sociali dello scorso anno e si propone il
programma delle conferenze e dei corsi (v. 23 giu. 1906). La grande
novità dell'anno saranno i «Medaglioni»; una serie di conferenze su
personaggi illustri, già proposta dal prof. Flamini alcuni mesi
prima. La serie definitiva sarà fissata nella seduta del 18 otto
1906: SOCRATE sarà commemorato dal Garassini; ARISTOTELE dal Landi;
GALILEO dal Sella; KANT dal Limentani; LEONARDO dal Salmi; LAVOISIER
dal Luxardo; DARWIN dal Setti; SPENCER dal Ranzoli; ARDIGO' dal
Marchesini. L'inaugurazione dell'anno sociale, fissata per 1'11
novembre, sarà tenuta dall'on. Fradeletto, finalmente assicurato,
dopo varie difficoltà e incertezze. Un'altra conferenza entro
novembre sarà tenuta dal Gallarati - Scotti (impedito all'ultimo
momento, sarà sostituito gratuitamente dal Principe di Cassano). I
corsi, fissati in numero di dodici, raggiungono alla fine di
novembre 516 iscritti e a marzo si raggiungerà la solita cifra degli
anni scorsi. I corsi più numerosi sono quelli di Geografia (78), di
Biologia (72) e di Lingua italiana (67). Corsi del tutto nuovi sono
quelli di Fotografia (29 iscritti) e di Musica (36 iscritti). Il
Consiglio è inoltre del parere di intensificare l'opera dell'U.P.
anche in Provincia, promuovendo il sorgere di comitati locali. Ma
non tutti sono d'accordo: il sig. Stacchi, notando il grave onere
finanziario a cui si andrebbe incontro, pensa si debba invece
intensificare l'azione in città. In realtà, se si esclude qualche
sporadica conferenza, non si riuscì a concretare nulla di organico e
preciso in questo settore. In novembre, dietro richiesta degli
interessati, si concede « ai licenziati delle Normali » l'iscrizione
gratuita ai corsi e nel novembre stesso il colonnello Rostagno,
comandante il 13° fanteria, visita l'Università Popolare per
riferirne al Comandante della Divisione, poiché sarebbe sua
intenzione che l'U.P. fosse frequentata anche dai sottufficiali e
dai militari più colti. Per andare incontro agli operai, alcuni
corsi furono trasportati nei locali della Camera del Lavoro e altri
alla Camera di Commercio, ma non daranno i risultati che si
attendevano (v. l0 mar. 1907). Alcuni consiglieri daranno la colpa
di ciò « alla gravosità degli orari dei lavoratori », altri al fatto
« che gli operai non sentono ancora il bisogno di elevarsi ». Si
riaffaccia intanto il problema della sede. Quando il prof. Zenatti
lascia il Provveditorato agli studi, il direttore dell'Istituto
Magistrale prof. Bonaldi reclama la restituzione della Sala Carmeli.
Mentre il Sindaco concede l'uso indefinito della Sala, le ambiguità
si manifestano nell'ambiente scolastico. Il Ministero della P.I. fa
sapere che non ha nulla in contrario all'attività della U.P., purché
la Sala non sia richiesta dalle autorità scolastiche. Il prof.
Bonaldi riferisce ad un consigliere che, pure avendo urgente bisogno
di locali per la scuola, non saprebbe che farsene della Sala Carmeli
perché non si può affatto ridurre ad aula soclastica: siamo al
solito palleggio delle responsabilità. In realtà, da quanto si può
capire tra le righe, gli stessi consiglieri volevano abbandonare la
Sala Carmeli, insufficiente alle necessità culturali: già da
parecchi mesi infatti si insisteva presso il Sindaco per avere una
nuova sede, ma non si concludeva nulla. Il prof. Bonaldi, forse
involontariamente, si prestava al gioco dei consiglieri. Anche lui
aveva bisogno di locali per il convitto magistrale e sperava che,
mettendo in difficoltà l'U.P., il Comune, non sapendo dove mandarla,
si sarebbe deciso di fabbricare per la Scuola. questa vertenza
tuttavia, che si trascinava troppo per le lunghe, portò alle
dimissioni del prof. Castelli, magna pars dell'U.P., discusse nella
seduta del 23 gennaio 1907. I rappresentanti del Sindaco in seno al
Consiglio, l'avv. Piccinato e il prof. Turri, riconfermano che il
Sindaco «è assai ben disposto verso l'U.P. ed è pieno di buona
volontà, ma non può offrire alla Università stessa che il Convitto
Normale maschile». Il segretario Bonati, pure presentando «un quadro
un po' fosco sulle condizioni dell'U.P.» tuttavia invita a
respingere le dimissioni del Castelli e così infatti avviene da
parte di tutti i consiglieri perché «intempestive e ingiustificate
». Il Castelli rientra col proposito però di «ripresentarle a fine
d'anno se non fossero risolte convenientemente le questioni che
riguardano interessi vitali della nostra istituzione» (v. l0 marzo
1907). La tempesta più grave sorge però a causa del fallito
Congresso Nazionale delle Università Popolari da tenersi a Padova
nel giugno 1907. Nel congresso nazionale di Bologna del 1906 il
presidente nazionale prof. Pullè, designava come prossima sede del
Congresso delle Università Popolari Italiane la città di Padova. La
notizia, data in novembre dal prof. Castelli, venne accolta con
favore dai Consiglieri e dal Sindaco stesso. Si lavorò qualche mese
per l'organizzazione logistica affidata ad un comitato composto dai professori: A. Loria, C. Landi, dai
dottori G. Silva, A. Dal Savio, dal maestro C. Rigoni e dal sig.
Adone Nosari. Si prepararono gli inviti, un piano di conferenze, una
guida stampata di Padova, una gita a Venezia, un bilancio di spese
con un sussidio straordinario del Comune, ecc. ecc., quando
all'improvviso in aprile si viene a sapere che Parma indice di sua
iniziativa il Congresso nazionale delle U.P. per il mese di
settembre 1907. Per dirimere la controversia il prof. Castelli, con
un rappresentante di Parma, si reca a Bologna dal Presidente
nazionale, ma non si conclude nulla, o meglio, si decide per un
congresso in due sezioni: a Padova in giugno e a Parma in settembre.
Il consiglio di Padova appare dapprima rassegnato a questa soluzione
e redige anche un programma di massima (verb. 5 apr. 1907), quando
improvvisamente nella seduta del 28 apro il Direttivo si trova di
fronte alle dimissioni irrevocabili e contemporanee del prof.
Castelli e del prof. Flamini: il congresso di Padova sfuma nel
nulla. L'unica cosa che restava da fare era ritirarsi nel proprio
guscio e portare in salvo almeno l'attività interna del sodalizio.
Si prega il prof. Tropea di assumersi l'incarico di salvare la
situazione ed egli accetta in via provvisoria. Il Tropea, «pure non
volendo fare la ricerca delle intenzioni» (v. 28 apr. 1907) aveva probabilmente capito che il fiasco
del Congresso era stato soltanto un pretesto per i due dimissionari.
Da uomo paziente e minuzioso vuole vedere prima di tutto la
situazione reale dell'istituzione. Da colloqui col prof. Flamini,
col Castelli, con lo Stocchi, col Lorato (segretario amministrativo)
scopre le radici del disagio e nella seduta del 12 maggio espone
«una lista che riesce abbastanza lunga»' dei debiti trovati: lire
1600. Fortunatamente mancano ancora gli ordinari sussidi del Comune
e della Cassa di Risparmio. Ma anche con questi prevede che alla
chiusura del bilancio annuale resteranno circa 500 lire di debiti.
La stima che egli godeva in città era pari alla sua fama di
studioso: riesce ad ottenere subito dal Comune un sussidio
maggiorato (L. 700) e poco dopo quello vistoso della Cassa di
Risparmio addirittura di L. 1000. Espone ai professori dei corsi la
situazione dell'U.P. e tutti, eccetto uno, rinunciano al compenso
pattuito. Ottiene dai creditori varie riduzioni sui debiti così che
il 29 giugno, all'assemblea generale dei soci, può presentare un
bilancio non solo in pareggio, ma anche con un disavanzo di L. 631. Le
nubi sono dissipate e il Tropea stesso propone al Consiglio
Direttivo di offrire al Castelli una pergamena di riconoscenza per
l'opera prestata a favore dell'U.P.. Ma mentre si interessava delle
finanze il presidente non trascurava di chiudere degnamente
l'attività annuale con la premiazione di tre allievi più assidui
(125 lire del fondo Viterbi-Benvenisti sarà devoluto, per volontà
della donatrice stessa a sanare il bilancio del sodalizio in
dissesto) e di preparare l'attività per il prossimo anno. Poiché lo
sbaglio del Castelli era stato quello di troppe conferenze che
avevano portato ad uno sbilancio di 600 lire, si propone
unanimemente di ridurle di molto: del resto osserva il prof. Turri «
è un martirio una conferenza ogni festa e anche più, in aggiunta a
tante altre che si fanno da altre associazioni cittadine» (v. 12
maggio 1907). «Poche, ma buone» concluderà il Presidente. Sorto poi
il problema dei corsi, alcuni consiglieri fanno diverse critiche
alla teoricità e alla poca professionalità di essi; ma i pareri sono
discordi, così che si decide di devolvere l'incarico della scelta ad
una commissione in cui siano inclusi due operai della Camera del
Lavoro e due della Società Operaia di Mutuo Soccorso
(saranno il rag. Luigi Carraro, il cav. Galdiolo, e i signori
Civolani, Tealdo e Paccagnella). La commissione (coi professori
Tropea, Bonatti, Landi, Setti e Vanni) propone i seguenti 12 corsi
in cui si fondano le due correnti culturale e professionale: Storia
del Risorgimento - Storia del Trentino e Venezia Giulia - Geografia
Commerciale - Economia politica - Igiene del lavoro - Corso pratico
di Francese - Corso pratico di meccanica - Corso pratico di arte
muraria. L'inclusione del corso di Storia del Trentino e Venezia
Giulia era evidentemente avvenuta su proposta del prof. Tropea,
Presidente dell'Associazione Irredentistica «Trento-Trieste»; e
d'altra parte non costava nulla. Si affronta poi anche il problema
della sede. Il Presidente dice che «gli sembra di essere in casa
d'altri» e poi «è necessario un locale ove s'avesse maggior libertà,
maggiore sicurezza anche in fatto del materiale posseduto dall'U.P.
ch'è esposto a tante mani» (v. 9 giu. 1907). Si pone l'occhio sulla Civica Casa di Lavoro e si incominciano
le pratiche col Comune, ma non se ne conosce il risultato. In base
all'art. Il dello Statuto si prepara anche il bilancio preventivo
per il prossimo anno 1907-8; entrate ed uscite sono preventivate in
Lire 3381,92; la voce più grossa, diversamente dal passato, è data
dalle spese per il personale di servizio (L. 800), mentre resta
immutata quella per gli insegnanti (L. 650 e cioè L. l0 per
lezione). Una novità di questo bilancio è un fondo di riserva
preventivato in L. 551,92. Termina così il periodo pionieristico,
per quanto si può ricavare dai documenti esistenti. L'attività
intelligente del prof. Tropea confermò la formula culturale
perseguita dai fondatori, ma mostrò anche la mancanza di una
garanzia di stabilità e continuità, finché essa fosse lasciata alla
generosità e alla precarietà del tempo disponibile da parte dei
dirigenti. Questo sistema, se può rendere di più con persone
entusiaste e prive di preoccupazioni diverse, può anche rendere di
meno quando vengono a mancare le condizioni ideali; per questo
vediamo che ogni organizzazione sociale ha bisogno di mutarsi in
un'organizzazione burocratica che ne assicuri stabilità e continuità
al di là del capriccio della sorte e dei suoi dirigenti. Questo
mostrò di aver capito il prof. Tropea con il forte aumento delle
spese per i servizi burocratici.
GLI ANNI VENTI
Il 1 dicembre 1923 usciva il n.1
del Bollettino Mensile: novità significativa perchè esso era stato
voluto dai Soci con lo scopo di essere “un mezzo di diffusione
pratica di cultura perchè esso riassumerà brevemente le lezioni e le
conferenze (...) per dare anche ai soci che non possono intervenire
un cenno dei vari insegnamenti, mentre per i frequentatori i
resoconti del Bollettino serviranno a rassodare meglio le
cognizioni apprese.’ Il presidente si augurava che gli incontri
incontrassero “il favore di coloro che vogliono un insegnamento
elementarmente tecnico ed esclusivamente popolare, quanto di quelli
che ritengono inutile, anzi pericoloso, l’ostinarsi a voler parlare
agli assenti, commettendo l’ingiustizia di trascurare la piccola e
media borghesia.” Arriviamo al 23 novembre del ‘25. Di alto valore
la relazione approntata dal Consiglio Direttivo. Si ribadivano le
finalità dell’U.P., affermando che questa “è scuola di cultura
generale, di divulgazione del sapere, e come tale deve rimanere
ne1l’ambito della scienza, mirando al bene sociale ed alla ricerca
del vero, con obiettività e serenità”, ed ammirando i relatori che
sempre furono “riguardosi nella forma, obiettivi nella sostanza”,
per quanto gli argomenti potessero essere appassionanti”. I
fascisti, numerosi all’Assemblea, criticavano certi atteggiamenti
del Consiglio, giudicati agnostici “nel grande movimento che ha
rigenerato la Patria”. I nuovi eletti erano scelti fra persone che
avrebbero raggiunto posti di prestigio nel nuovo Regime. Fra i vari
interventi vanno segnalati quelli di Bodrero, di Augusto Turati, di
Aleardo Sacchetto. Sulla testata del Bollettino appare il simbolo
del fascio, e scompare il sottotitolo “U.P., Fondata nel l903”. Il
fondo del gennaio ‘26, intitolato “Italia nuova”, sosteneva che
nello spirito della U.P. sarebbe dovuto prevalere “un’anima nuova in
sintonia con l’anima infuocata della Nazione sospinta fatalmente
sulle vie della sua segnata potenza”.
LA RIPRESA POST BELLICA
Difficili i primi tempi,
specialmente tra il ‘55 e il ‘58, anche per la mancanza di una
sede. Il problema è risolto e la auspicata nuova sede è inaugurata
con il ‘58-59. Riprende la serie delle conferenze e delle mostre.
Un ciclo di lezioni-conferenze reca l’impegnativo titolo “Trent’anni
di storia italiana”. Intervengono docenti della nostra Università e
altre figure di grande rilievo, quali Leo Valiani, Luigi Meda,
Ferruccio Parri, Umberto Terracini. Dal ‘62-’63 la documentazione,
davvero intensa, è raccolta in pregevoli fascicoli annuali. Nella
relazione per il ‘63-’64 così si esprime il Presidente: “L’ U.P. ha
voluto e saputo mantenersi su una linea di piena indipendenza,
consentendo a tutte le correnti di pensiero di manifestarsi con la
più assoluta libertà, nel rispetto della legge e delle opinioni
altrui. Tale libertà, che è la bandiera del nostro Ente, sarà
mantenuta anche in futuro.” Intanto si procede alla modifica dello
Statuto, modifica che non intacca le linee di fondo, e ribadisce
(art.2) che l’U.P. è aperta a tutte le correnti di pensiero, per cui
ci si impegna, nei limiti del possibile, ad avere la presenza di
studiosi di indirizzi diversi. In un certo senso si riprende, nello
spirito, l’orientamento della vecchia U.P., la quale aveva avuto
come parte del programma quella di raggiungere “il massimo
pareggiamento intellettuale fra le vari classi sociali”. Onde una
affermazione sembra ancora valida: “L’U.P. non è artificiosa
creazione di uno o pochi individui, ma è la manifestazione di un
bisogno del momento sociale che stiamo attraversando; momento
sociale che vuole estendere al maggior numero di persone, nel modo
più largo e più intenso, i conforti della scienza, dell’arte e della
cultura, e da queste dedurre i fondamenti della educazione morale
del popolo e gli impulsi dell’umano progresso.” |
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